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Architettura sacra e l’universalità di Roma – Riccardo Rosati
La inaugurazione diverso tempo fa della più grande pagoda cinese d’Europa, tempio buddhista per i numerosi lavoratori asiatici nella zona del quartiere Prenestino, ripropone prepotentemente la verità sulla natura della Capitale quale luogo universale, capace di ospitare culture e fedi tra le più diverse; senza tuttavia subirne una influenza incontrollata. Infatti, la forza della matrice romana e cattolica della Città Eterna è tale da non farla incombere nel rischio a cui sono esposte molte altre capitali d’Occidente, le quali stanno gradualmente perdendo la propria identità, in favore di quelle dei popoli migranti.
Come tutte le verità in questa epoca oscura – definita dal sempre troppo poco studiato Julius Evola come Kali Yuga, ovvero «periodo della oscurità» – anche quella che vuole Roma quale capitale universale del mondo è stata messa a tacere sempre e comunque dai soliti accoliti del progresso. Noi, nel rispetto della tematica culturale che lega i nostri scritti, vogliamo in qualche modo sfatare tale menzogna, mostrando come le religioni altre abbiano trovato proprio a Roma una «casa» più che dignitosa.

Cominciamo dalla suddetta pagoda, la unica in Europa di tali dimensioni e costruita per dare conforto spirituale in una zona che pullula di operai cinesi e che troveranno certamente sollievo tramite la preghiera, ma anche e soprattutto grazie al fatto di avere a disposizione un nuovo e importante punto di aggregazione. La storia che lega Roma all’Oriente è lunga e complessa e le sontuose collezioni che custodisce – purtroppo perlopiù nascoste nei depositi dei musei e ignorate dagli stessi abitanti della città – ne sono una chiara e meravigliosa dimostrazione.
Avvicinandosi geograficamente a noi, troviamo la imponente moschea di Monte Antenne, nei pressi del quartiere borghese per eccellenza della Capitale, i Parioli. Progettata da Paolo Portoghesi e inaugurata nel 1995, è la più grande e probabilmente la più bella tra le ormai numerose presenti nel Vecchio Continente. Non è questa forse una dimostrazione di quanto Roma sia capace di accogliere e inglobare persino una cultura non facile come quella islamica? Inoltre, sia la Pagoda che la Moschea portano un contributo architettonico di parziale qualità, a dire il vero questo vale principalmente per la seconda, nel già ricchissimo panorama presente nella città.
Può sembrare scontato parlarne, ma rientra pienamente nel nostro ragionamento: sulla rive del Tevere fa bella mostra di sé il Tempio Maggiore ebraico. Edificio di pregevole fattura, è la principale sinagoga di Roma e una delle più grandi d’Europa. Fu costruita tra il 1901 e il 1904 su uno dei quattro lotti di terreno ricavati demolendo le più fatiscenti aree del Ghetto. Il tentativo di svincolarsi dai modelli architettonici del Cattolicesimo fece sì che si privilegiasse uno stile in parte eccentrico; il risultato fu un edificio eclettico, ispirato in parte a forme assiro-babilonesi. La sinagoga ospita anche il ricco museo della comunità ebraica, dove possiamo trovare numerosi oggetti di grande valore sia storico che artistico.
L’abbondanza di edifici di culto afferenti a vari credi e confessioni presenti sul territorio romano tocca anche i cristiani protestanti, i quali possono vantare chiese di assoluta bellezza. Per gli anglicani, ad esempio, ricordiamo la stupenda All Saints, allocata nella centralissima via del Babuino. Costruita sul finire dell’800, con i suoi bellissimi interni ci permette di sentirci in una chiesa del Regno Unito. Non possiamo poi certo dimenticare quella che è a buon ragione la più celebre chiesa protestante in città: St. Paul’s Within the Walls. All’incirca coeva a quella del Tridente, essa fu la prima non cattolica costruita a Roma dopo l’Unità d’Italia. Dentro l’edificio, che presenta uno stile esterno che porta assieme quello inglese e italiano, si trovano i mosaici di Edward Burne-Jones, uno dei maggiori esponenti della corrente preraffaellita, e riconosciuti come patrimonio nazionale dallo Stato Italiano.
Infine, ricordiamo alcune chiese sia protestanti che cattoliche con delle architetture che riecheggiano quelle del Nord Europa. Queste si trovano nei rioni Sallustiano e Ludovisi, insieme a varie lussuose palazzine dal gusto eccentrico, tra i migliori esempi di quello stile che potremmo definire «eclettismo italiano»; il quale nella seconda metà del XIX secolo ebbe proprio a Roma il luogo del suo massimo splendore.
Il più delle volte abbiamo cercato di documentare la eterogeneità culturale del nostro Paese attraverso le sue collezioni museali. Per giunta, ormai speriamo di aver ampiamente dimostrato come gli esterofili di sinistra tentino da sessanta anni a questa parte di raccontare agli italiani una nazione che non esiste, anche per mezzo di una critica faziosa sul valore dei nostri musei «non classici», ovvero non archeologici o di pittura occidentale. Noi invece sosteniamo da tempo quanto l’Italia dei musei primeggi in quasi tutti i campi. Il punto è che gli italiani spesso non lo sanno, visto che conoscono a malapena i Vaticani o gli Uffizi, immaginiamoci perciò la loro ignoranza nel caso di collezioni, seppur di livello mondiale, quali il Pigorini di Roma, il Museo Chiossone di Genova, il Museo Stibbert di Firenze o quello Orientale di Venezia; questo per quanto concerne le raccolte asiatiche, ricchissime nel nostro Paese. Potremmo però cambiare di settore in settore, quasi con frenesia, citando la sterminata collezione del museo «Le Carrozze d’Epoca» a Roma, quelle impressionanti del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci» di Milano, oppure una delle raccolte di armature e armi antiche più importanti al mondo, che si trova a Brescia: il Museo delle Armi «Luigi Marzoli». L’elenco sarebbe lungo, non temiamo smentita nell’affermare addirittura quasi interminabile. Tale ricchezza è dovuta al fatto che da secoli l’Italia è crocevia di popoli, nonché luogo in cui approda e si genera la cultura in ogni sua forma. Nei musei italiani troviamo davvero di tutto e non certo per via di razzie o acquisti sospetti, come avviene invece di frequente altrove. L’Egitto, per esempio, ce lo abbiamo sotto di noi, come per il celebre Iseo Campense.

Dunque, se l’Italia è da considerarsi un Museo Universale proprio in virtù delle molteplici sfaccettature delle sue collezioni, la sua capitale è però universale non solo per la sua arte, ma soprattutto per essere una città che per sua natura è il centro di un afflato spirituale che coinvolge numerose fedi, giacché Roma non rappresenta soltanto la più straordinaria concentrazione d’arte sul pianeta, ma anche una idea divina fattasi architettura.
Riccardo Rosati
