Il Magick e l’Arte Regia secondo Aleister Crowley – Umberto Bianchi
A prima vista potrebbe sembrare uno di quei manuali di occultismo spicciolo, a buon mercato; uno dei tanti zibaldoni che si propongono di trasmettere conoscenze tali, da fare in quattro e quattr’otto di un semplice e qualsiasi sempliciotto, un essere semidivino, dotato di chissà quali ed ineffabili poteri magici. Ed il testo in effetti, così parrebbe presentarsi: tra paragrafi, titoli e, in qualche edizione, impaginamenti elaborati…Ma così non è. Anzi. Il Magick di Aleister Crowley, scritto negli anni tra il ‘20 ed il ‘24, durante l’esperienza di “Thelema”, in quel di Cefalù, in terra di Sicilia, inizia subito, mettendo l’incauto lettore di fronte ad un percorso sapienziale tutt’altro semplice ed agevole. Fondamentalmente composto di quattro parti, con la prima di queste, “Misticismo” per l’appunto, il testo si propone di illustrare anzitutto l’origine universale dei credi religiosi, delineando poi le basi teoriche di un lavoro volto ad espandere la coscienza dell’allievo, sino a portarla alla possibilità di interagire con la dimensione del sovrasensibile.

E qui andrebbe rilevato che, il titolo “Misticismo” dato a a questa parte dell’opera è quanto di più improprio e generico si possa conferire ad un lavoro simile, volto a conferire una dimensione di attivo e fattuale protagonismo all’iniziando, nel suo rapporto con il sovrasensibile, contrariamente a quanto avviene con il passivo trasporto, determinato dall’afflato estatico che, del misticismo costituisce il principio fondante. Le basi operative per quel lavoro di espansione della coscienza di cui sopra, Crowley le rinviene nelle pratiche meditative dello Yoga indo-buddhista, reinterpretandole ed adattandole agli schemi mentali dell’uomo della modernita’. Il percorso qui delineato, attraverso svariate tappe ed esercizi di natura sia fisica che spirituale, attraverso esercizi di postura, meditazione e quant’altro, punta ad arrivare al raggiungimento di quello stato di “samadhi” o perfezione interiore, che vede il superamento del proprio limitato e limitante ego, in favore della trasformazione di questo in “atman” o io “sovrasensibile”, in grado di interagire pienamente con la sfera del sovrannaturale. Un percorso durissimo, che richiederebbe un impegno puntiglioso ed una ferrea disciplina, da parte di chi volesse intraprendere questa via “magica” ed i cui risultati sono tutt’altro che garantiti.
Non comprendere l’importanza di questa prima parte del testo, significa non aver capito nulla del pensiero di Crowley. Tant’è che le successive parti del libro, più improntate sulla descrizione degli strumenti dell’ “opus magicum”, delle tecniche invocatorie ed evocatorie e delle basi teoretiche di Thelema, sono continuamente permeate di rimandi e ripetizioni di quanto, nella prima parte, enunciato con tanta dovizia e cura. Al contrario di quanto sin qui detto, il testo di Crowley presenta tra le sue pagine, delle vere e proprie insidie teoriche, rappresentate da quel linguaggio di immaginifica ridondanza, con il quale Crowley da una parte cercava di scandalizzare e provocare un certo pubblico benpensante, al fine di rimanere al centro dell’attenzione, dall’altra alimentava quel clima di suggestione e mistero, necessario alla continuità ed alla prosecuzione dell’attività dei suoi vari gruppi, dall’Astrum Argenteum a Thelema.

Tra i tanti particolari che denotano quanto appena detto, balzano subito agli occhi, nelle varie formule rituali presenti nel testo, le invocazioni alla figura di Satana ed al demonio, interpretati quali principi di vitalità solare. Tutto questo, però, in pieno contrasto con quanto dal Nostro ben enunciato e più volte ripetuto nel testo, riguardo ad uno dei fondamentali principi dell’interazione magica con la sfera del sovrasensibile, ovverosia la piena identificazione tra soggetto ed oggetto, in nome dell’annullamento di quella divisiva dualità, sovente fonte di inganno e Maya. Il nome di Satana viene dall’ebraico “shei tan”, ovverosia colui che divide e pertanto provoca l’illusione-principe di questo mondo, tutta imperniata sull’apparente dualità soggetto-oggetto. Non solo. In più di un’occasione, Crowley usò parole di condanna nei riguardi della pratica satanista, considerata confusionaria e stupida, anche perché egli stesso ebbe più a volte ripetere che il diavolo non esiste, se non come prodotto della nostra mente. Altrettanto fuorviante può risultare l’appellativo di Bestia 666 o Maestro Therion con la quale si definisce il Nostro, quanto i richiami alla Nostra Signora di Babalon, figure metaforiche queste, usate dall’autore quali elementi centrali della nuova rivelazione mitopoietica della quale egli si fa portatore. L’arrivo dell’eone di Horus annunciatogli dallo spirito Aiwaz, sarà portatore di cambiamenti di una rilevanza metafisica tale, da necessitare di figure-guida direttamente mutuate dal Libro dell’Apocalisse di S. Giovanni, quali appunto quella Bestia 666, nella quale egli si identifica e la Dama Scarlatta o Nostra Signora di Babalon.
Invece, andando a leggere con attenzione il suo testo, si riscontra più volte, tra le raccomandazioni rivolte ad un fantomatico allievo, quella al mantenimento di un regime di castità sessuale (o almeno implicitamente sino al raggiungimento di certi livelli nella gerarchia iniziatica). Non senza voler contare le raccomandazioni rivolte alla figura del mago affinché questi operi a fin di bene, condannando esplicitamente tutte le forme di magia nera. Il percorso per pervenire alla conoscenza ed al dominio dell’Arte Regia delineato dal Nostro è, tra l’altro, costellato di raccomandazioni ed inviti alla rinunzia ai beni materiali ed al sacrificio delle proprie pulsioni egoiche.
Pertanto, al di là di alcune evidenti ( e riteniamo volute, sic!) confusioni terminologiche, il Magick di Crowley rimane uno dei pochi testi-guida alla pratica magica, intesa nel senso più elevato del termine. Questo anche perché, il Nostro ed i suoi scritti sono il preciso frutto di un particolare momento storico che, dalla metà del secolo 19°, accanto ad un sempre più impetuoso sviluppo della Modernità e delle scienze, vedono il riaffacciarsi sul proscenio della storia quello che noi potremmo definire quale “Pensiero Magico”, supportato ed affiancato dalla narrazione filosofica irrazionalista e vitalista dei vari Novalis, Schopenauer, Stirner e Nietzsche. Figure come Eliphas Levi e Madame Blavatskij forniscono al Crowley delle sicure fonti d’ispirazione non senza, però, omettere il fondamentale contributo dato dall’adesione del Nostro al gruppo esoterico britannico della Golden Dawn, dalla quale in seguito uscì, per dar successivamente luogo all’A.A./Astrum Argenteum, sino ad arrivare alla fondazione di Thelema.

Possiamo pertanto definire il Crowley come uno tra i primi divulgatori di quel pensiero esoterico che, sino a quel momento e con rare eccezioni, era rimasto confinato ad un pubblico selezionato ed a pochi autori. Un lavoro il suo, che ci riporta ad un altro autore, italiano stavolta, rappresentato dalla figura dell’ermetista napoletano Giuliano Kremmerz. Ambedue sono accomunati dall’idea di una divulgazione massiva di quel pensiero magico, inteso quale unico viatico in grado di far fare all’umanità quel “balzo in avanti”, teorizzato con enfasi dai filosofi irrazionalisti, ma privo di vere indicazioni pratiche. Risultato invece che, un pensiero magico caratterizzato dalle più diverse influenze (principalmente Induismo, Buddhismo, Gnosi, Cabala ed Ermetismo in Crowley, invece Pitagorismo, Ermentismo, Gnosi, Cabala in Kremmerz…) e reinterpretato secondo le epocali necessità degli uomini della Modernità, avrebbe potuto realizzare.

Ce la dice lunga il fatto che, il Crowley cercò di dare al suo corpus magico, una parvenza di religiosità con la sua “messa gnostica”, per l’appunto richiamantesi ad elementi dell’ antico Gnosticismo dei vari Basilide e Valentiniano. Tutt’altro che un rabberciato testo di magia da quattro soldi, quello di Crowley, con tutte le sue contraddittorie stravaganze, rappresenta una pietra miliare della riflessione filosofica ed esoterica all’alba della Modernità. Ad ulteriore testimonianza di quanto qui affermato, l’impressionante mole di autori consigliata come bibliografia per un immaginario allievo. Il che ci lascia con l’impressione che la Magia, in quanto Arte Regale, non sia nulla di semplice o facilmente conseguibile, se non a seguito di un durissimo lavoro sul proprio “Io”, che può arrivare a durare una vita intera, senza produrre risultato alcuno. Questo, con buona pace di tutti i settari da quattro soldi che, solo a seguito di qualche frettolosa lettura e della partecipazione all’attività di qualche rabberciata conventicola di pseudo iniziati, credono di aver raggiunto chissà quali mirabolanti obiettivi, rimanendo invece con un pugno di mosche tra le mani…
Bibliografia di riferimento:
- Mauri, “Alister Crowley in Italia”, in: Esoterismo e Fascismo: storia, interpretazioni, documenti”, a cura di Gianfranco De Turris, Edizioni Mediterranee;
- Crowley: Magick-Fanucci Editore;
- Crowley: L’Equinozio degli Dei-Ubaldini Editore;
- Crowley: Il Libro della Legge-Otoitalia-Url/Pdf;
- Crowley: Il Risveglio della Magia, Edit@, a cura di Chris Giudice, con introduzione di Luca Valentini;
- Crowley: Il Liber Legis e i sacri libri di Thelema, Tipheret, a cura di Marzio Forgione;
- Aleister Crowley e l’Italia, Amazon, a cura di Cristian Guzzo, con introduzione di Cristian Guzzo.
UMBERTO BIANCHI
