Il mito di Er quale “topografia “ dell’ aldilà o epifania delle “madri” eteriche”? – 2^ parte – Aurelio Bruno
IL CIELO CHE NOI VEDIAMO È IL LUOGO DELL’ETERE?
Dicevamo che in un “non luogo” si svolgeva la scena del mito. Il “luogo intermedio” di Proclo (μεταξὺ γῆς καὶ οὐρανοῦ) tra cielo e terra, era l’area dell’etere, come abbiamo visto, in epoca classica. Dunque, Proclo intendeva un’area senza spazio, eterica [i], ovvero un non spazio ed esso non appariva infatti agli occhi.

IMMAGINE 6 – DA PALLONE METEOROLOGICO: ASSENZA DI PIANETI E STELLE. QUESTA LA “ZONA” DELL’ETERE OVE SI E’ SVOLTO IL MITO DI ER? https://www.youtube.com/watch?v=IH0oaChxP7I
Nel mondo di oggi non possediamo più conoscenze che ci possano spiegare questi strani misteri. Un filosofo e mistico, vieppiù noto oggi, Rudolf Steiner più di cento anni fa diede risposte a tanti interrogativi cosmologici (e non solo) completando, in un certo senso, le conoscenze antiche. Sappiamo dallo Steiner che la luce è invisibile e che essa si manifesta solo quando illumina oggetti fisici.
“È molto probabile che molte persone, se interrogate se vedono la luce, rispondano: “Sì, certo”. Eppure, questa risposta è la più falsa possibile, perché in realtà nessun occhio fisico può vedere la luce. Attraverso la luce si vedono oggetti solidi, liquidi o gassosi, ma la luce stessa non si vede. Immaginate l’intero spazio universale illuminato da una luce la cui sorgente si trovi da qualche parte dietro di voi, dove non potreste vederla, e se guardaste negli spazi del mondo illuminati da cima a fondo da quella luce. Vedreste la luce? Non vedreste assolutamente nulla. Vedreste qualcosa solo quando un oggetto venisse posto in quello spazio illuminato. Non si vede la luce, si vede il solido, l’acqua, il gassoso, per mezzo della luce. Non si vede la luce fisica con l’occhio fisico. Questo è qualcosa che si presenta all’occhio spirituale con particolare chiarezza. La scienza dello spirito dice quindi: la luce rende tutto visibile, ma è essa stessa invisibile“[ii].
Detto della luce, quale principio invisibile, circa la sommità del cielo, lo Steiner chiarisce:
“Beh, ti ho detto che il blu appare nella vastità dello spazio, perché là fuori, dove vediamo il firmamento, non c’è nulla. È il vasto spazio nero dell’universo. Quindi vediamo il vasto spazio nero dell’universo“[iii].
Considerato che, come dicevano gli antichi, sopra la Terra ci sta solo etere, prima malsano, poi, dopo la Luna, puro, la presenza dell’etere è il contrario di ogni fisicità. Essendoci solo etere non ci sarebbero oggetti fisici cu cui può impattare la luce, e, dunque, tutto diventa nero, il nero più nero possibile. Medesima esperienza del “pitch black” celeste[iv] hanno di recente avuto migliaia di ricercatori e studiosi che con palloni sonda inviati nella stratosfera hanno potuto, con stupore, constatare che le stelle scompaiono da una certa quota in poi. Sopra la sonda si è potuto solo constatare il “nero più nero immaginabile”[v]. Per come confermato anche da alcuni astronauti. Ultimo l’attore William Shatner in un viaggio poco sopra i 100 mila metri di quota (66,5 miglia):
“I love all the questions that have come to us over thousands of years of exploration and hypothesis. Stars exploding years ago, their light traveling to us years later; black holes absorbing energy; satellites showing us entire galaxies in areas thought to be devoid of matter entirely… all of that has thrilled me for years… but when I looked in the opposite direction, into space, there was no mystery, no majestic awe to behold . . . all I saw was death.
I saw a cold, dark, black emptiness. It was unlike any blackness you can see or feel on Earth. It was deep, enveloping, all-encompassing. (…) It filled me with dread. My trip to space was supposed to be a celebration; instead, it felt like a funeral“[vi].
A quell’altezza il cosmo sparisce e rimane sopra solo l’invisibile nero dell’etere. Da Terra possiamo dunque vedere le stelle. Appena lasciamo la terra e ci avviciniamo alla soglia dell’etere il cielo sparisce e diventa invisibile. Non c’è più né luce, né spazio, né oggetti dello spazio che riflettano quella luce. Tutto diventa uno, senza spazio, un “uno” che assorbe ogni luce. Di tale effetto di assorbimento parla con inverosimile precisione lo Steiner:
“Si può dire di tutte le parti dell’Universo in cui troviamo l’Etere. Per questo motivo è così difficile per il fisico parlare di Etere, poiché egli pensa che l’Etere sia anche materia, sebbene più rarefatta della materia ordinaria. Allo stesso modo, non solo la materia diventa spazio vuoto, ma diventa negativa, meno del nulla – più vuota del vuoto? Assume una natura “succhiante”. L’Etere succhia, assorbe. La materia preme. L’Etere assorbe. Il Sole è una palla assorbente e risucchiante, e ovunque sia presente l’Etere abbiamo questa forza assorbente. Ciò che ci circonda immediatamente in questo mondo, ciò di cui siamo costituiti come uomo fisico e uomo etereo, è sia premente che risucchiante o assorbente. Siamo una combinazione di entrambi? Mentre il Sole possiede solo il potere di risucchio, non essendo altro che etere, altro che risucchio“[vii].

IMMAGINE 7 – DA PALLONE METEOROLOGICO: ASSENZA DI PIANETI E STELLE. QUESTA LA “ZONA” DELL’ETERE OVE SI E’ SVOLTO IL MITO DI ER? https://odysee.com/@Awaken:10/no-stars-weather-balloon-footage-is:b
E sempre lo Steiner chiarisce che quell’etere, senza tempo e senza spazio,[viii] costituisce le sfere planetarie:
“Quando guardiamo fuori di notte, vediamo le stelle, la luna, Venere e così via. Questo è il mondo visibile. Ma anche il mondo invisibile è lì. E il mondo invisibile è costituito da queste sfere – a quei tempi si chiamavano sfere. Il mondo invisibile è costituito da queste sfere”[ix].
L’ETERE NERO E LE MADRI NERE DEL ΜῦΘΟΣ ΤΟῦ ἝΡ
La parola, ἀειθεὴρ (etere, in greco), per una singolare assonanza, richiama la stessa desinenza del nome del guerriero della Panfilia, Er. Ma c’è di più. Materia e matrice hanno la stessa radice semantica: mat di mater, la madre, colei che genera. In greco madre, mater in latino, si traduce μήτηρ. Ritorna ancora l’assonanza del finale tra le parole ἀειθεὴρ, μήτηρ e Ἕρ. Sono tutte legate al concetto di materia come etere? Nelle lingue, lo sappiamo, si trova molta verità e, secondo Epicuro, la materia è la matrice di tutte le cose. La materia delle Madri (μήτηρ) richiama l’etere (ἀειθεὴρ)? È un caso?
Aristotele introdusse l’idea di una materia amorfa (hyle amorfé, materia senza forma). Potenzialità indistinta. La materia prima quale sostanza della quale sono fatti tutti i corpi sensibili, secondo lo Stagirita.[x] Anassimandro, parlava, invece, di Ápeiron aóriston, di un infinito indeterminato: qualcosa che non ha confini, che tutto pervade e dal quale, non essendo determinato, tutto si determina. Non ha forma. Né qualità.[xi] Tale materia infinita è stata raffigurata nei miti delle Grandi Madri con rappresentazioni diverse a seconda delle epoche e dei popoli: Cibele, Iside, Hathor, Demetra, Cerere, Brigit, la Madonna stessa. Delirio di letterati e filosofi? No. Anche nella fisica recente ci si è interrogati sul tema. Scrisse Wolfgang Pauli, premio Nobel per la fisica nel 1945:
“fin dall’antichità l’idea di materia è stata strettamente collegata all’archetipo della madre. Alla materia prima fu addirittura assegnato l’attributo di increatum, che l’ortodossia cristiana riconosceva solo a Dio, e al posto di questa sostanza subentra oggi la legge di conservazione dell’energia; per cui nella meccanica quantistica la conservazione dell’energia da un lato (che esprime la sua esistenza atemporale) e il manifestarsi dell’energia nello spazio-tempo dall’altro sono due aspetti opposti e complementari della realtà“[xii].
IMMAGINE 8 – Madonna Nera di Tindari (Sicilia)
Allo stesso modo il fisico italiano Francesco Pannaria, nel 1992, scrisse:
“Ne consegue che il vuoto è materia pura. I piccoli e gli infinitesimi vuoti sono materia pura, sede di piccoli e infinitesimi scambi fra elementi e fra particelle subnucleari ”[xiii].
Un esempio di aειθεήρ – μήτηρ sono la Madonna nera, ad esempio di Tindari in Sicilia o di Częstochowa in Polonia, la grande madre nera Iside in Egitto e in India la dea madre Kālī (la nera). Tra le Madonne nere si annoverano quella di Loreto (presso Ancona), la Madonna Nera all’interno del Santuario di Oropa (presso Oropa, località del Comune di Biella), la Madonna di Viggiano (presso Potenza), la Madonna dei Poveri presso Seminara (Reggio Calabria), quella di Montserrat in Catalogna, la Vergine della Candelaria di Tenerife, patrona delle Canarie, o ancora la Madonna di Einsiedeln, nel Canton Svitto. Tutte sono raffigurate nere e non per motivi razziali o per le origini bucoliche dei riti propiziatori per la raccolta, come dice taluno. Il motivo era puramente cosmologico: la scaturigine prima di tutto. Nell’Asino d’oro o Le metamorfosi di Apuleio, il protagonista Lucio, che un incantesimo ha trasformato in asino, per potersi redimere e ritornare uomo, deve trovare un cespuglio di rose sacre a Iside e mangiarle. Solo così porrà fine all’incantesimo. Iside gli appare in sogno. Sulla fronte il disco luminoso della luna, stretta dalle spire dei serpenti, le spighe di Cerere. Quel che più di tutto confonde la vista di Lucio è il mantello nerissimo che splende di un fosco bagliore (splendescens atro nitore), pieno di stelle. Il bellissimo ossimoro che fa risplendere la dea di una luce nera significa che la Matrix è invisibile agli occhi umani.[xiv] Tale accezione mista tra “madre”, “materia” ed “etere” comprende anche il significato dell’Immacolata Concezione. Concezione è la mater ed è immacolata poiché è materia pura, non si è ancora contaminata generando corpi fisici.[xv] Come abbiamo detto prima, esisteva, secondo la cosmologia antica, un etere puro sopra la Luna, e un etere impuro sotto la Luna, vicino alla Terra, alla fisicità terrena. Anche in tempi più recenti un finissimo letterato, scienziato e alchimista parlò ancora prima del parallelo tra Madre, Materia ed Etere. Era Goethe. Nel colloquio del 10 gennaio 1830 con Eckermann, Goethe disse di aver ricevuto la prima idea di questi misteriosi esseri solenni da un passo di Plutarco. [xvi] Nella vita di Marcello questi afferma che nell’antichissima cittadina di Engyum, in Sicilia, forse l’attuale Troina, un tempo costruita dai Cretesi, apparivano dee chiamate Madri.
Nikias voleva indurre una città cartaginese della Sicilia a venire a patti con i Romani, e venne per tale motivo perseguitato. Durante la fuga si finse pazzo. Ma le parole che urlava («Sono perseguitato dalle Madri, dalle Madri!») indicano che non si trattava di una normale pazzia.

IMMAGINE 9 – The three Fates in incantate
In Sicilia esisteva infatti un cosiddetto “tempio delle Madri”, eretto in passato in circostanze misteriose, e si poteva perciò intuire a chi si riferisse l’espressione «le Madri». Goethe colse la piena portata dell’espressione “le Madri”, intuì di slancio la forma artistica da dare alla nota scena nella seconda parte del Faust. Le Madri sono Esseri divini misteriosi, regnano in un mondo spirituale che sta dietro la realtà sensibile.
Goethe in uno dei più oscuri passaggi del Faust ha trattato il problema del terrore misterioso per le tre Madri sedute su un tripode d’oro. Egli ebbe presentimento di questo regno misterioso che genera maternamente tutte le cose fisiche e terrene e ravvisò in esso il regno che contiene l’essenza divina di tutte le cose. Lo affascinò l’espressione «le Madri», la trovò bella e terrificante ad un tempo. Nel Faust Mefistofele dice:
“Esito a disvelar l’alto mistero. Regnano Dee in solitario impero, Spazio né tempo intorno a esse appare. Solo parlarne provi turbamento. Sono le “Madri”!
FAUST (sussultando spaventato): Madri!
MEFISTOFELE: N’hai spavento!
FAUST: Madri! Le Madri! Singolare accento!
MEFISTOFELE: Singolare davvero. Dee sconosciute all’uomo, da noi sono volentier taciute. Cerca giù negli abissi dove stanno; è colpa tua se ci abbisogneranno”[xvii].
Quando Goethe dice «Spazio né tempo intorno a esse appare» fa capire di avere perfettamente inteso la natura eterica delle madri. Nello stesso senso anche lo Steiner tratta del tema faustiano delle Madri nel testo “Eterno femminile”[xviii]:
“Tutto ciò che è dato ai nostri sensi viene generato nel regno delle Madri, come il metallo dentro la montagna proviene dalla sua matrice. (…) Chi avesse voluto entrare nel regno delle Madri, nel mondo spirituale, nei tempi antichi doveva passare un periodo di purificazione preparatoria, di “catarsi” dell’anima”[xix].
Le sue parole ci restituiscono il concetto cosmologico e spirituale allo stesso tempo dell’etere, quale tempio delle Madri, ove tutto viene generato, ove insiste la materia invisibile e nera da cui tutto trae origine. La materia, l’etere primigenio, di ciò che non è manifesto che consente ciò che è manifesto. Ma vediamo come Plutarco ci racconta la storia della persecuzione di Nikias da parte delle Madri:
“Quando tutto fu pronto per arrestarlo, durante un’assemblea generale dei cittadini Nikia tenne un discorso in cui diede dei consigli al popolo, ma a metà dell’orazione si accasciò al suolo di botto. Lasciò passare un attimo, che trascorse, come possiamo immaginare, senza che nessuno si muovesse per lo spavento, poi cominciò ad alzare la testa, la girò attorno e disse qualche parola prima con voce tremula e cavernosa, poi alzando e intensificando a poco a poco il tono. Come vide che l’uditorio era immobilizzato e ammutolito dalla paura, gettò via la veste, strappò la tunica che aveva indosso, balzò in piedi e si mise a correre mezzo nudo verso l’uscita del teatro, gridando che le Madri lo incalzavano. Nessuno osò fermarlo nè sbarrargli la strada: non lo permise la superstizione. Si ritrassero tutti lontano da lui, che intanto varcava la porta e usciva dalla città, non mancando di eseguire tutti gli urli e i movimenti che fa di solito chi, invasato da uno spirito demoniaco, esce di senno“[xx].
Il racconto, seppure inteso da Plutarco come una messa in scena da parte di Nikias, ci restituisce un resoconto di una possessione demoniaca (“invasato da uno spirito demoniaco”) con “tutti gli urli e i movimenti che fa chi “esce di senno”. Il tutto è associato ad un misterioso culto delle madri esistente in Sicilia. Sarà forse un caso, ma nelle culture mediterranee antiche della Grecia e della Magna Grecia del Sud-Italia le donne vestivano di nero. Nero come l’etere. Era un ricordo dell’antico retaggio spirituale legato al Regno delle Madri, quello della materia eterica, da cui tutto nasce?

IMMAGINE 10 – Dal film “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi
Il mito di Er narra di un luogo ultramondano ove vengono decisi i destini individuali da tre donne, le tre Moire figlie di Ananke. Caso vuole che la Sicilia sia la terra, in epoca greca, sacra a tre dee, Demetra / Kore, Athena e Artemide. Scrisse il Manni, che
“la Sicilia tutta era sacra a Core, con la quale convivevano altre due dee: quelle che i Greci chiamavano Atena ed Artemide, vergini anch’esse o, come essi dicevano, parthenoi”[xxi].
Le Madri Nere di Plutarco allocate in un tempio in Sicilia, ovvero le tre Madri sedute su un tripode d’oro nel Faust dell’alchimista Goethe, corrispondono alle tre Moire del mito di Er e alle tre divine vergini (parthenoi) dei culti pagani siciliani? I primi riferimenti alle tre Moire, dopo Omero, vennero fatti dal poeta siciliano Stesicoro nel VII secolo.[xxii] I temi tipicamente pitagorici del Mito di Er erano, con ogni probabilità, comuni nelle prime comunità pitagoriche siciliane. Tanto perché i contenuti del mito di Er sulla reincarnazione, sulla musica delle sfere astrali, sulla libertà morale nella scelta del proprio destino, etc., sono assolutamente pitagorici. Va menzionata, infine, una leggenda sulle tre ninfe[xxiii] che originarono i tre promontori, da treis àkra (i tre promontori di Pachino, Peloro e Lilibeo).[xxiv] Esiste, dunque, un rapporto tra le tre ninfe[xxv] dei tre promontori della leggenda sull’origine della Trinacria, le tre divine vergini (parthenoi), Kore, Athena e Artemide, e l’essenza divina ed eterica delle tre Moire del mito di Er? Tutte si richiamano alla scaturigine dell’antico culto siciliano delle Madri?
IMMAGINE 11 – Le tre Partenoi
Il mito di Er è, ovvero, un’epifania[xxvi] mitologica di un culto antico e misterioso? E ancora, Platone potrebbe avere tratto qualche spunto sul tema delle Madri eteriche dai suoi viaggi nell’isola? I viaggi di Platone in Sicilia si sarebbero, in effetti, svolti fra il 388 e il 360 a.C., mentre Repubblica sarebbe stata scritta approssimativamente tra il 380 e il 370 a.C.. La nostra ipotesi non appare del tutto inverosimile…
Note:
[i] Nello stesso senso F.Calabi, in Il mito di Er: le fonti, a pag. 283 del testo La Repubblica Traduzione e commento a cura di Mario Vegetti Vol. VII Libro X, 2007, Bibliopolis
[ii] traduzione da Rudolf Steiner, The Spiritual Hierarchies (1928): Lecture II, 12 Apr 1909, Düsseldorf, https://rsarchive.org/
[iii] traduzione da Rudolf Steiner, The Life of Man on Earth and the Essence of Christianity: Dante’s Conception of the World and the Dawn of the Scientific Age14 Mar 1923, Dornach, https://rsarchive.org/
[iv] Esiste una vasta bibliografia sul tema, seppure non si parli di etere. Si veda su internet, Why is the sky blue on Earth, but black in space or on the Moon? October 2000 https://www.uu.edu/dept/physics/scienceguys/2000Oct.cfm, Why does outer space look black? News By Tiffany Means published 26 June 2021, A lack of light has little to do with it, https://www.livescience.com/why-does-space-look-black.html
[v] Si vedano i tanti video, non rimossi, presenti su internet di palloni sonda di alta quota, ad es., https://odysee.com/@movetoalternative:2/No-Stars-Weather-Balloon-Footage-Is-Very-Revealing:b o https://odysee.com/@SixthSense:e/Weather-Balloon-Flight-to-Stratosphere–Uncut——-2022-07-13-23-16-48-en:b). Gli antichi ben sapevano quello che stiamo cominciando solo ora ad appurare. Con buona pace dei cartoni animati ed ora delle elaborazioni grafiche computerizzate che la Nasa e le altre agenzie spaziali da decenni continuano a propinare.
[vi] Boldly Go: Reflections on a Life of Awe and Wonder,” co-authored by Josh Brandon, Atria Books Oct. 4, 2022.
[vii] traduzione da Rudolf Steiner, Man: Hieroglyph of the Universe: Lecture IV16 Apr 1920, Dornach, https://rsarchive.org/
[viii] In Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio il matematico Charles Lutwidge Dodgson con lo pseudonimo di Lewis Carroll, parlò di meccanica quantistica ante litteram. Alice fa un salto di dimensione, raffigurato dal variare della propria altezza, per ritrovarsi in un universo privo di tempo e di spazio. Lo sottolinea il Bianconiglio che, alla bambina che gli chiede la ragione del suo andare sempre di fretta, risponde: «Non c’è tempo!» In questa dimensione non esiste il tempo. Invitata a bere il tè dal Cappellaio Matto e dalla Lepre Marzolina, la risposta che Alice riceve alla domanda per qual motivo se ne stiano stretti stretti a una tavola grandissima è: «Perché qui non c’è spazio!» Per Alice è come oltrepassare uno stargate che la catapulta in un universo privo di tempo e di spazio. Il non compleanno è il simbolo della massa contrapposta alla materia, poiché «per ogni giorno di compleanno ci sono 364 giorni di non compleanno». Il giorno di compleanno rappresenta la massa di un corpo, mentre quelli di non compleanno sono tutto ciò che non è massa, ovvero l’infinito indeterminato non ancora differenziato. Si veda Massimo Citro Della Riva, Illusione, Sperling & Kupfer, 2025, pag.15
[ix] traduzione da Rudolf Steiner, The Life of Man on Earth and the Essence of Christianity: Dante’s Conception of the World and the Dawn of the Scientific Age14 Mar 1923, Dornach, https://rsarchive.org/
[x] Aristotele, Metafisica, XII
[xi] Vedi su Anassimandro, 12 A 1. DIOG. LAERT. II 1-2, su Diels-Kranz.
[xii] Massimo Citro Della Riva, Illusione, Sperling & Kupfer, 2025, pag.46.
[xiii] Si veda Pannaria, Francesco, Memorie scelte, a cura di Claudio Cardella, Edizioni alla via Jacobea, 2016.
[xiv] Massimo Citro Della Riva, ibidem, pag. 234. “Già citato film Matrix, nell’attribuire questo nome alla realtà virtuale, ha mistificato la materia pura. Matrix è la Grande Madre, non la realtà virtuale. È l’opposto, ma ingannare è consuetudine per un sistema che, una volta che il grande segreto dell’esistenza sarà conosciuto da molti, forse dalla maggioranza, non potrà più esercitare il potere fondato sull’inganno, sulla paura e su false ideologie”, vedi M.Citro, ibidem, p.236
[xv] Sempre Massimo Citro Della Riva, ibidem, pag. 47
[xvi] Johann Peter Eckermann, Colloqui con Goethe, traduzione di Tomaso Gnoli, Sansoni, 1947
[xvii] J.W.Goethe, Faust, Seconda parte, atto I, Mondadori, 1932. Anche Jung si è soffermato su Goethe e sulla famosa scena della
discesa al Regno delle Madri nel libro Simboli della trasformazione,
(1912-1952), Bollati Boringheri 2012. Si veda anche Gallino, T. G., 1988: Le madri: da Goethe a Fromm, in: P. L. Eletti (Ed.), Incontro con Erich Fromm. Atti del Simposio Internazionale su Erich Fromm, Dalla necrofilia alla biofilia: linee per una psicoanalisi umanistica, Firenze 1986, Firenze (Edizioni Medicea) 1988, pp. 381-390.
[xviii] Rudolf Steiner, L’eterno Femminile, Iside, Maria, Beatrice volti immortali dell’anima, Archiati Verlag e.K., Bad Liebenzell 2007
[xix] Rudolf Steiner, L’eterno Femminile, ivi pag. 34
[xx] Plutarco. ‘Vite Parallele’, capitolo 20 ‘Vita di Marcello
[xxi] Eugenio Manni, Sicilia pagana, Flaccovio, 1963, pag. 110 “.
[xxii] Stesicoro, Frammento 222a (Vol. Lirico Greco III) (VII-VI secolo a.C.): “[Eteocle e Polinice tirarono a sorte per il regno di Tebe:] Ma se è destino che io veda i miei figli uccisi l’uno dall’altro e che le Moire (Moire, Parche) abbiano filato… uno di voi avrà il palazzo… e l’altro avrà le greggi e tutto l’oro del suo caro padre e se ne andrà, colui che, tirando a sorte, otterrà per primo la sua parte, grazie alle Moire (Parche).” Stesicoro, Frammento 222b: “Una città è grandemente esaltata quando Dio concede benedizioni, e non c’è eccellenza e onore dei mortali contrari alla dispensazione della divinità e a Lachesi (Lachesis).” Stesicoro, Frammento 222a (Vol. Lirico Greco III): “Se è destino che io veda i miei figli uccisi l’uno dall’altro e le Moire (Moire, Parche) lo abbiano filato.”
[xxiii] I tre vertici dell’Isola sarebbero sorti grazie a tre ninfe. Queste tre splendide creature vagavano danzando per il mondo prelevando manciate di terra, piccoli sassi, frutti dalle aree più fertili e ciò che trovavano di più prezioso.
Ad un certo punto si fermarono in una regione del Globo che aveva un cielo particolarmente limpido ed azzurro.
Lì la danza si fece ben più elegante, gioiosa. Fra un passo e l’altro le tre ninfe gettarono in mare tutto quello che avevano raccolto danzando e rincorrendosi per tutte le terre del nostro globo.
Il mare si illuminò come un arcobaleno e dalle onde emerse una terra tutta nuova, ricca, profumata, splendente. Questa splendida isola assunse la forma di un triangolo riempiendo lo spazio fra tre i promontori, terra emersa creata proprio lì dove le tre ninfe, danzando, avevano gettato tutto il loro ricco carico fatto dalle cose più belle raccolte errando il mondo. Cfr., Giuseppe Grifeo, Trinacria, emblema della Sicilia: la sua storia e le possibili origini di questo simbolo, 24 febbraio, 2021, https://grifoneartigliopenna.com/2021/02/24/trinacria-emblema-sicilia-sua-storia-e-le-possibili-origini.
[xxiv] Nell’Odissea di Omero, si trova anche il termine “Thrinakie” riferito alla Sicilia, che deriva da “Thrinax”, o meglio, “dalle tre punte”. Il simbolo appare su monete siracusane di Agatocle (317-289 a.C. ca.) oltre che in una villa romana di Tindari (già sede, vedi il caso, della omonima Madonna nera).
[xxv] I tre vertici dell’Isola sarebbero sorti grazie a tre ninfe. Queste tre splendide creature vagavano danzando per il mondo prelevando manciate di terra, piccoli sassi, frutti dalle aree più fertili e ciò che trovavano di più prezioso.
Ad un certo punto si fermarono in una regione del Globo che aveva un cielo particolarmente limpido ed azzurro.
Lì la danza si fece ben più elegante, gioiosa. Fra un passo e l’altro le tre ninfe gettarono in mare tutto quello che avevano raccolto danzando e rincorrendosi per tutte le terre del nostro globo.
Il mare si illuminò come un arcobaleno e dalle onde emerse una terra tutta nuova, ricca, profumata, splendente. Questa splendida isola assunse la forma di un triangolo riempiendo lo spazio fra tre i promontori, terra emersa creata proprio lì dove le tre ninfe, danzando, avevano gettato tutto il loro ricco carico fatto dalle cose più belle raccolte errando il mondo. Cfr., Giuseppe Grifeo, Trinacria, emblema della Sicilia: la sua storia e le possibili origini di questo simbolo, 24 febbraio, 2021, https://grifoneartigliopenna.com/2021/02/24/trinacria-emblema-sicilia-sua-storia-e-le-possibili-origini.
[xxvi] Il termine “epifania” deriva dal greco antico epipháneia (ἐπιφάνεια), che significa “manifestazione” o “apparizione”. È composto da epí (“sopra”, “su”) e dal verbo phaínein (“apparire”, “rendere manifesto”).
(fine)
Aurelio Bruno


