Il mondo magico degli Heroi: la materia prima come metafora alchimica – Umberto Bianchi
Tra tutti i testi di esoterismo e scienze iniziatiche, quello pubblicato nel 1605 nella sua edizione aggiornata da Cesare della Riviera, ovverosia “Il mondo magico degli Heroi”, rappresenta un esempio di enigmaticità, quasi unico nel suo genere. Il titolo, anzitutto. Ben lungi dall’essere il manifesto di una narrazione all’insegna di fantasmagorie tardo rinascimentali alla Rabelais o alla Torquato Tasso, rappresenta invece un evidente esempio di saggistica, profondamente legata al simbolismo alchemico. Un vero e proprio trattato di sapienza misterica, un tortuoso percorso attraverso un mondo materiale, i cui vari aspetti sono reinterpretati in un’ottica puramente simbolica, prendendo spunto da due elementi che ne costituiscono i principali punti di riferimento, ovverosia l’Albero della Vita o “Legno” della Vita e l’”Heroe”. Il tono dell’intera narrazione è volutamente criptico e pieno di rimandi, al fine di sfuggire alle sgradevoli “attenzioni” degli organi ecclesistici che, al tempo, esercitavano un forte controllo su tutti gli scritti che si occupavano di certe materie. L’intero testo, in verità, altri non è che una aggiornata esposizione di tutti quei motivi presenti nei fondamentali del Neoplatonimso, della Gnosi, dell’Ermetismo e della successiva Cabalistica. L’Albero o Legno della Vita, altri non è che quel simbolo presente in varie tradizioni e che rappresenta la mappa mistica della creazione, sovente rappresentato con le radici rivolte al cielo e la chioma verso il creato. Tutto ciò che da esso promana, rappresenta i vari aspetti della realtà sovrannaturale (sephirot) sino ad arrivare alla dimensione materiale si et si. Pertanto in base alla visione Gnostico-Ermetico-Cabalistica, il nostro mondo altri non è che il risultato di una serie di graduali emanazioni che dal Principio Immobile dell’Universo o Uno, discendono via via sino alla materia bruta. Ora, di questa visione esistono diverse “versioni”, alcune delle quali tendenti a conferire una valenza di totale negatività al creato intero, frutto di un disgraziato accidente metafisico ad opera di un malvagio Demiurgo, (vedi lo Gnosticismo…sic!), altre invece, come nel caso del Neoplatonismo o dell’Ermetismo, volte a conferire una caratterizzazione più positiva all’intera vicenda cosmica, questa frutto sì di unprocesso di emanazione, di cui la materia può costituire un positivo risvolto, atto ad incentivare nell’individuo quel lavoro tendente a realizzarne una elevazione spirituale (e materiale) in grado di avvicinarlo progressivamente alla dimensione numinosa.

Ora in base a quanto sin qui detto, ai nostri occhi risulta molto più chiaro cosa, in questo testo, si intenda per “Heroe”, qui inteso non nella figura di qualche tardo-rinascimentale protagonista di cavalleresche imprese, bensì in colui che decide di intraprendere la via dell’iniziazione, attraverso un lungo e tortuoso percorso sapienziale di lavoro interiore. Ma, prima di dare inizio a questo percorso, il Nostro prende le sue dovute precauzioni, avvisando il lettore che, il suo non è un testo che tratta della cosiddetta “magia cerimoniale”, (ovverosia,quella pratica magica consistente nel richiamare ed interagire per fini di vario tipo, quelle entità sovrannaturali di natura angelica o demoniaca, sic!), bensì della molto più innocua “magia naturalis”, consistente nel perseguire scopi di crescita ed elevazione spirituale attraverso quelle forze della “natura naturans”, frutto della divina creazione, opportunamente manovrate e gestite. A tal fine, l’intero creato e le sue espressioni materiali sono interpretati in una chiave che possiamo tranquillamente definire “platonica”, ovverosia ognuna di dette espressioni materiali, possiede un vero e proprio “doppione” di natura magico-metafisica. E così l’oro, l’argento, lo zolfo, il mercurio, la volta siderea, le stelle, il sole, le pietre, le erbe, il metalli e via discorrendo, altri non sono che le imperfette espressioni materiali di precise qualità sovrasensibili. Pertanto, lavorare la materia, significa lavorare su determinati piani della dimensione del sovrasensibile e del macrocosmo, arrivando a condizionare, la stessa dimensione dell’umano microcosmo, determinando via via quel processo di crescita ed autoperfezionamento dell’individuo. Tale processo, non andrà a coinvolgere solamente la dimensione interiore di quest’ultimo, ma anche (e qui sta la novità rispetto a determinate forme di astratto spiritualismo, passate ed attuali, sic!), la sfera della fisicità di quest’ultimo, garantendogli, salvo divina volontà, durata di vita e salute a tempo indeterminato. Un vero e proprio percorso di “eroica” iniziazione, sempre, però, intramezzato da ossequiosi riferimenti ai dettami del cattolicesimo osservante e del testo biblico.
Il testo, a suo tempo, conobbe una certa fortuna, anche perché godette del patrocinio di Carlo Emanuele Duca di Savoia e addirittura, di un noto esponente del tribunale dell’Inquisizione che, senza esitazione alcuna, dette il proprio bene placito alla pubblicazione del testo. D’altronde la scienza alchemica e l’Ermetismo, tra la fine del 16° e l’inizio del 17° secolo, conobbero una vera e propria fioritura. Illustri predecessori del Della Riviera, furono Cornelio Agrippa di Nettesheim, l’Abate Tritemio ( più volte citato nel testo…), Paracelso, Giovanni Bracesco, mentre suoi illustri contemporanei e succedanei, furono Michael Meier, il Sendivogius, Thomas Vaughan (Eugenio Filalete) e tanti altri ancora, che reinterpretarono e potenziarono il pensiero ermetico ed il sapere alchemico, sino ad arrivare a doversi nuovamente eclissare, di fronte all’impetuoso avanzare di un arido razionalismo scientista che, animato da una intransigenza che quanto a dogmatismo culturale, nulla aveva da invidiare a quello della santa Inquisizione, stava facendo breccia nella cultura occidentale. Basterebbe, a tal proposito, ricordare il durissimo scontro epistolare tra l’alchimista inglese Robert Fludd e Keplero, quest’ultimo animato da una spocchiosa intransigenza.

Quanto abbiamo visto verificarsi nel 16° e nel 17° secolo, non è il risultato di una passeggera moda culturale, bensìil risultato di quanto enunciato nella prefazione alla nuova edizione del 1932 del testo del Della Riviera, da Julius Evola, che ne fu lo scrupoloso curatore. A riemergere dalla nebbia dei secoli, a detta di Evola, sono i motivi di quella Tradizione Primordiale che riuniva in sé tutti quegli aspetti che si sarebbero andati via via differenziando, nelle varie tradizioni spirituali dei singoli popoli ed il cui comun denominatore sarebbe costituito da una concezione regale e guerriera, espressa in un “opus” magico ed iniziatico, che nulla ha a che vedere con il comune devozionalismo religioso, ma con l’idea di una vera e propria Ars Regia. Detta “Arte” a seguito di un percorso iniziatico animato da un rigido spirito “guerresco”, fa dell’individuo un essere in grado di interagire perfettamente a suo agio, con le forze della dimensione sovrasensibile, essendo quello stesso individuo, asceso ad una vera e propria sovrumana condizione “numinosa”. Strumento principe in grado di realizzare il sapere ermetico, così come qui enunciato, sarebbe a detta di Evola, la pratica alchemica.Lo stesso Della Riviera nel suo testo, ci descrive le modalità per realizzare la Pietra Filosofale e le proprietà che la caratterizzano, spargendo “distinguo” e paletti per ogni dove. In particolare, il Nostro si scaglia con particolare veemenza, contro tutti coloro che avrebbero voluto fare del sapere alchemico, uno strumento per ottenere facili e miracolosi guadagni, attraverso la trasformazione del “vil metallo” in oro.

Basterebbe, a tal proposito, ricordare le sgradevoli disavventure carcerarie, intercorse al Kelley, alla corte di Rodolfo D’Asburgo, per non esser riuscito ad effettuare le tanto agognate trasformazioni… Evola viene in nostro soccorso ricordandoci che, con l’andar dei secoli e con l’innescarsi di quel processo di epocale decadenza, che porterà alla ribalta il devozionismo religioso ed una modalità sempre più massificata e superficiale di concepire il rapporto con la dimensione superna, sino ad arrivare all’attuale mercificazione globale, il sapere ermetico andrà sempre più facendosi occulto, misterico, riemergendo di tanto in tanto, nel corso dei secoli. Il mistero del Graal, la vicenda dei Templari, il Neoplatonismo rinascimentale, gli alchimisti della tarda Rinascenza e del Barocco, ma anche il Tantra Yoga Hindu ed il Tao cinese, altro non rappresentano che il periodico riemergere di un fiume carsico che attraversa con i suoi motivi archetipi, la storia dell’Occidente e del mondo intero. Rimane la “lectio” di un testo che, nonostante le evidenti tortuosità e le difficoltà linguistiche e concettuali, appositamente immesse dall’autore, lascia a noi moderni un messaggio di grande attualità, sul quale dovremmo tutti riflettere. L’idea della sacralità della materia e delle corrispondenze di ogni sua componente, con la dimensione del sovrasensibile, dovrebbe portarci a comprendere quale profondo disprezzo, anima una civiltà basata sullo sfruttamento indiscriminato ed irrispettoso di quella materia, troppo spesso considerata un volgare e spregevole dettaglio, posto unicamente a soddisfazione di una materialistica avidità.
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
- Cesare Della Riviera: Il Mondo Magico degli Heroi-Mediterranee
- J. Evola. La Tradizione Ermetica-Mediterranee
- G.Tritemio: Il Libro delle Meraviglie-la Lepre Edizioni
- E.C. Agrippa: la Fikosofia Occulta o la Magia-Vol.I-Mediterranee Edizioni
- M.Maier: Atalanta Fugiens-Mediterranee Edizioni
- E. Canseliet: L’Alchimia. Studi sul simbolismo ermetico e pratica filosofale-Mediterranee Edizioni
- O. Wirth: Il Simbolismo Ermetico-Mediterranee Edizioni
- M. Eliade: Arti del Metallo e Alchimia-Universale Bollati Boringhieri
- C.G. Jung: Psicologia e Alchimia-Bollati Boringhieri
- M.L.Von Franz: Alchimia-Bollati Boringhieri
Umberto Bianchi
