Il sapienziale Pound illuminato da Stefano Eugenio Bona – Luca Negri
Sui poeti dovrebbero scrivere solo altri poeti. Perché solo fra appartenenti alla stessa confraternita ci si comprende abbastanza. Benché sul più grande poeta del ‘900, Ezra Pound, si sia scritto parecchio, la sua figura, il suo messaggio, il suo poetare in quanto agire nel mondo rimangono in buona misura ancora misteriosi. Non solo perché vi è sempre nella poesia una componente che sfugge all’analisi razionale e anche alla miglior critica letteraria, ma perché nell’opera di Pound la vocazione misterica, iniziatica, mistica e magica è molto più di un orpello.
Il poeta statunitense, pur fedele all’imperativo di Rimbaud di “essere assolutamente moderno”, ovvero di partecipare appieno alla sfide del tempo in cui ci si è incarnati, si ricollegò alla sapienza più antica, primordiale. Quella che non operava le rigide distinzioni fra poesia, religione, mistica, filosofia, musica e scienza. Non sono mancati nel passato contributi d’indagine sul lato esoterico dell’opera poundiana, basti pensare agli studi di Demetres Tryphonopoulos, di Leon Surette e soprattutto a quello di Boris De Rachewiltz (L’elemento magico in Ezra Pound) particolarmente significativo e probabilmente molto informato, poiché l’autore era parente acquisito del poeta, avendone sposato la figlia.Mancava però un saggio che sintetizzasse gli studi precedenti, permettendo inoltre un passo avanti nella comprensione. Mancava soprattutto un saggio scritto da un poeta.
Ecco perché abbiamo salutato con entusiasmo la comparsa di Elementi sapienziali in Ezra Pound di Stefano Eugenio Bona, edito dalla Stamperia del Valentino.

Bona è infatti poeta, come ha dimostrato non solo con i sui versi, ma anche con questo lavoro ben meditato in cui la poesia irrompe nello stile saggistico che coniuga rigore accademico ed entusiasmo lirico di stampo platonico. Inoltre Bona è un ottimo conoscitore della tradizione esoterica e dunque garantisce al suo scritto la profondità necessaria, o meglio l’altezza, per fare un po’ di luce sul mistero Pound e sul suo rapporto con i Misteri. Occorre però non cadere in un equivoco, ci avverte Bona già nelle prime pagine: il “miglior fabbro” del secolo scorso non usò la poesia in funzione didascalica e gnomica; il suo scopo primario non era quello di trasmettere verità mistiche in versi. Dannunzianamente, il verso è già tutto. Pound è sapiente in quanto poeta, non intende comunicare sapienza attraverso la poesia. La sua inclinazione alla “claritas”, alla “sinceritas”, alla Luce non viene rivendicata dialetticamente, ma appunto poetata, riallacciandola alla tradizione primordiale.
Giustamente, nelle sua ispirata introduzione al saggio, Stefano Mayorca ricorda come la poesia sia nelle sua essenza magica perché invita al viaggio verso “terre altre” oltre quelle abitate dalla comune conoscenza, che ancora non è sapienza. Infatti il primo verso dei primo fra i Cantos poundiani immediatamente richiama il viaggio iniziatico fondante della nostra civiltà: quello di Ulisse. E Bona ribadisce che l’opera intera di Pound è un viaggio iniziatico intrapreso dal poeta stesso ma non eludibile dal lettore. No, non si può nel suo caso rimanere semplici lettori. Occorre navigare tra le tante suggestioni, compiere un analogo viaggio iniziatico.
Se la narrazione poindiana non è lineare come quella dell’epica classica, se tempi, spazi, tradizioni appaiono in un caos frammentato postmoderno, oseremmo dire archeofuturista, occorre ricomporre quei frammenti in mosaico, dare senso, farsi poeti e non meri lettori, partecipare all’opera, o meglio all’Opera unica da compiere.
“Dovremo comprendere il Vortice”, annuncia Bona, riferendosi non solo alla corrente novecentesca del “vorticismo”, sintesi di futurismo e cubismo, che Pound sposò in una fase della sua carriera artistica. Il Vortice come compresenza dinamica di tempi e spazi (Egitto dei geroglifici, Grecia omerica ed eleusina, Cina confuciana, Provenza catara, Firenze dantesca, Filadelfia dei Padri Fondatori, Roma mussoliniana…), come fremente compresenza sempre attuabile di passato e futuro in un presente che si ricollega all’eterno, ad idee archetipiche, dunque alla visione del mondo della grande sintesi neoplatonica che è forse la vera cifra occulta di Pound. Il Vortice è dunque la principale chiave d’accesso all’opera poetica e sapienziale di Pound, ma Bona ne sviscera altre: l’ideogramma, lo specchio dionisiaco, il cristallo e la giada terapeutica, l’eredità provenzale dei trovatori, lo gnosticismo alessandrino, la spinta metafisica erotica, ierogamica e infine quella del “veicolo radiante” che permette il viaggio verso le dimensioni più luminose dell’essere.

(Sabato 20 dicembre ore 17, alla La Nuova Controcorrente di Napoli con l’autore presentato da Daniele Laganà)
L’autore, in perfetta linea con lo stile poundiano, riversa sul lettore suggestioni, citazioni, richiami, sempre puntuali e sorretti da un’imponente bibliografia; le sue tesi sono infatti accompagnate da riferimenti filosofici, letterari, storici, alchemici, in sintesi, sapienziali. Il “flusso dei Cantos” ci avverte infine Bona è dunque stimolo allo scopo finale dell’essere umano: conquistare “il divino Sé finalmente vibrante” che ci connatura, che ci può rendere “purissimo diamante”, riflesso onesto e limpido dell’immagine “mobile dell’Eterno”.
Luca Negri
