La Goetia – Ars daemonica: introduzione al testo di Riccardo Alrishah Alabiso – Sapah Zimii
Negli intendimenti della nostra associazione – Eremo di Thoth di Genova – è presente sin dall’inizio lo studio e l’approfondimento della magia goetica, anche perché tema portante dell’eredità spirituale lasciateci dal nostro mentore-fondatore, Ottavio Adriano Spinelli. Con lui abbiamo esplorato la visione goetica non soltanto attraverso il suo testo “Le Legioni di Shaytan”, ma soprattutto nel corso di cinque indimenticabili giornate organizzate a Genova in corrispondenza di cinque Samhain, chiamate “Tenebra in Estensione”, e che sono ormai parte di un “tempo mitico” a cui purtroppo alcune giovani leve non hanno mai potuto avere accesso, vuoi anche soltanto per questioni anagrafiche, ma che, in ogni caso, costituiscono le origini del nostro Sodalizio.
E’ stato con grandissimo piacere incontrare e conoscere da ormai un annetto Riccardo Alrishah e sin dalle prime battute è stata chiara una certa affinità di spirito e di intento. Riccardo fa parte di quella generazione che all’epoca di “Tenebra in estensione” ancora non conoscevamo, però forse si stava già formando in modo autonomo attraverso vie che gli hanno dato una base solida per il suo lavoro di oggi. Il suo percorso deriva da una buona pratica di magia cerimoniale di stampo ebraico e salomonico, anche se con questo libro va ora alle vere radici sia delle tecniche che degli Enti proposti nel Grimorio goetico. Non ha mai conosciuto OAS e pertanto spetta a noi come associazione aprirgli la strada verso questa ulteriore possibilità di pratica, ma già nell’introduzione viene comunque citato Spinelli quale unico vero studioso italiano ad avere apportato un contributo originale e innovativo nel nostro Paese. Il feeling è stato comunque così intenso e reciproco da essere entrato subito nelle fila del’Eremo e partecipato già con noi a diverse attività.

E’ stato quindi naturale per noi proporre una presentazione del suo libro appena uscito, anzi di più, decidere di aprire il nuovo anno accademico, a settembre, proprio con il suo intervento. Sarà un confronto interessante perché, come detto poc’anzi, la sua formazione lo ha portato per sentieri in parte diversi dai nostri, attingendo soprattutto alle fonti grimoriche presenti in diverse biblioteche nazionali e non, e questo lo ha portato immediatamente a cogliere similitudini e differenze tra i testi, ben evidenziate nelle pagine del libro attraverso la comparazione di 5 fonti differenti: il Livre des Esperitz, lo Pseudomonarchia Daemonum versione latina XVI Secolo, la versione “Scott” XVI Secolo, Lemegeton XVII Secolo e il Dictionnaire Infernal XIX Secolo.
Con il permesso dell’autore mostro un esempio dell’analisi di Naberius:
✠Traduzione dal Livre des Esperitz XV Secolo
Cerbero è un grande Marchese che fornisce comprensione in tutte le scienze e
rende grande l’uomo in onori e ricchezze. Ha 19 Legioni.
✠Traduzione Pseudomonarchia Daemonum versione latina XVI Secolo
Naberus, altrimenti noto come Cerberus, è un Marchese forte che si mostra
sotto forma di corvo.
Parla con voce rauca. Trasforma l’uomo amabile e intelligente nelle arti, con
eccellenza in Retorica.
Dà origine alla perdita della prelatura e delle dignità. 19 Legioni lo seguono.
✠Traduzione Pseudomonarchia Daemonum versione “Scott” XVI Secolo
Neberius è un valente Marchese che si mostra nella forma di un Nero corvo
gracchiante con voce roca e profonda.
Egli insegna a rendersi amabili e ad eccellere in ogni arte, specialmente la
retorica; può provocare la perdita di dignità e privilegi ed è seguito da 19
Legioni di Spiriti che gli obbediscono.
✠Traduzione dal Lemegeton XVII Secolo
Il ventiquattresimo Spirito è Naberius. Egli è un valente Marchese, e si mostra
nella forma di un Airone Nero, svolazzante sopra il cerchio.
E lo fa con voce roca. Egli rende l’uomo versato in tutte le arti e le scienze, ma
in modo speciale nell’arte retorica. Restaura dignità e onori persi.
Egli governa su 19 Legioni di Spiriti.
✠Traduzione dal Dictionnaire Infernal XIX Secolo
Nabérus, chiamato anche Nebiros, Marchese dell’Impero Oscuro, Maresciallo
di campo e ispettore generale d’armata. Si mostra nella figura di un Corvo; la
voce è roca; dona eloquenza, amabilità e insegna le arti libere. Fa trovare la
mano di gloria; indica le qualità dei metalli, della vegetazione e di tutti gli
animali, puri o impuri; uno dei capi della Necromanzia, predice l’avvenire.
Comanda 19 Legioni.

Ogni Ente è introdotto dal suo Sigillo e da una illustrazione originale fatta a mano con pennino ed inchiostro consacrato, relativa alla Visione che l’Ente ha voluto dare di sé in contesto operativo. A conclusione dell’analisi di ogni ente vi è un ulteriore approfondimento proprio derivante dall’analisi comparativa e dalla pratica personale, perché, se non si fosse capito ancora, il grande merito del lavoro di Alrishah è proprio quello di essere un praticante, uno sperimentatore, uno studioso, pertanto, che non si limita ad una mera acquisizione intellettuale dell’argomento, ma che lo sperimenta in prima persona nella propria avventura iniziatica. Ed è soprattutto in questa parte che si manifesta pienamente il valore di questo libro, perché gli Spiriti sono riportati alla loro vera origine e natura, spesso egizia, greca o mediorientale e viene descritta la corruzione che hanno subito nel corso dei secoli dalla devastazione culturale cristiana. Scrive infatti Riccardo:
“Per comprendere cosa siano stati originariamente, bisogna andare a ritroso di almeno di 2000 anni.
Innanzitutto, il termine “demone” deriva dal greco daimon o daemon
(daimonion), che indicava uno spirito interposto tra il mondo divino e quello
dell’esperienza umana o materiale. Nella cultura greca, un daimon era spesso un messaggero o un assistente divino, un’entità che poteva influenzare la vita
umana in modo positivo o negativo, al pari di un angelo babilonese.
Se tendenzialmente malvagio era chiamato Kakodaimon, se tendenzialmente
buono era chiamato Agathodaimon. Sottolineare questo lascia intendere come
in epoca pre cristiana vi fosse già la concezione di spiriti buoni o malvagi e che
non fu un invenzione inquisitoria come certi vogliono far intendere.
È importante sottolineare che la lista degli spiriti presenti nella cosiddetta goetia europea, come quella contenuta nel Lemegeton, è spesso composta da un insieme eterogeneo di spiriti provenienti da culti e tradizioni diverse. Questi
spiriti includono entità semitiche, persiane, egizie, greche, romane, nordiche e
babilonesi. Alcuni erano considerati spiriti malvagi già prima dell’avvento del
giudaismo, come Asmoday mentre molti altri no. Questa grande varietà implica
che non possano tutti essere interpretati o chiamati allo stesso modo, né possano avere un’origine o un carattere universale. Per un praticante, è cruciale analizzare i punti archetipali di ciascuno, per creare una base solida e consapevole su cui interagire.”

Da questo emergono sostanzialmente due caratteristiche importanti: la prima è che non si tratta di esseri tendenzialmente malvagi, ma che almeno una parte di essi possono svolgere un ruolo importante nel proprio percorso, e la seconda è che sarebbe meglio approcciarli con le formule tradizionali della loro cultura di provenienza, piuttosto che sempre con un rituale di stampo ebraico, in ogni occasione. La seconda parte del libro tratta infatti dei metodi di contatto e di alcuni rituali che si possono provare a mettere in pratica per ottenere visione, ma queste tecniche sono riprese perlopiù dai papiri greco-egizi piuttosto che dal rituale della Clavicola di Salomone. Tutte le tecniche proposte sono state sperimentate.
Speriamo attraverso pubblicazioni come questa, con la nostra attività associativa e con l’opera di divulgazione di ricercatori seri e coraggiosi come gli Amici di Pagine Filosofali di ridare dignità iniziatica alla disciplina goetica, purificandola dall’alone sulfureo, se non propriamente satanista, a cui è stata relegata da certi ambienti. Opera di dignificazione già intrapresa a suo tempo da Aleister Crowley con la sua famosa introduzione alla traduzione di Mathers, dove il nostro Perdurabo usava la nascente psicologia freudiana per proporre una visione più laica della pratica, per arrivare ai giorni nostri con il lavoro di Ottavio Adriano Spinelli, citato in apertura, che apre ancora di più l’orizzonte verso una metafisica archetipale. Senza scomodare i massimi sistemi, possiamo considerare questo lavoro di Alrishah una eccellente introduzione al fascinoso mondo della magia goetica, che farà riflettere molti, permettere di confrontare le proprie esperienze altri e per noi è una conferma che Riccardo, seppur giovanissimo, si trova su un’ottima strada di ricerca.

Consigliatissimo testo quindi, tenendo a mente, però che lo studio è fondamentale, ma il confronto con un Maestro, un Tutore o almeno un ”Fratello Maggiore” è sempre essenziale in Magia e ancor più in questa delicatissima branca che può sicuramente dare grandi soddisfazioni e, sotto alcuni punti di vista, accelerare alcune acquisizioni iniziatiche, ma può anche essere assolutamente pericolosa e minare l’equilibrio psichico dell’incauto sperimentatore se non direzionata adeguatamente e approcciata con la “purezza di cuore” necessaria e senza una formazione. Mi auguro che queste righe possano essere servite ad incuriosire il lettore e vi do appuntamento alla serata di presentazione dell’Eremo di Thoth, giovedi 4 settembre alle ore 20,30, dove l’Associazione e, naturalmente, Riccardo saranno disponibile per rispondere a ogni curiosità o domanda.
Appendice
Demone
Descrivere cosa sia un demone è una sfida complessa, soprattutto oggi, in un’epoca in cui chiunque può esprimere liberamente la propria opinione, anche senza possedere una preparazione accademica approfondita, dove il problema di ciò non è la sacra libertà di espressione ma la trasmissione di informazioni distorte. Questa apertura ha portato alla creazione di molte stratificazioni sulle mistificazioni, rendendo difficile smontarle singolarmente. A complicare ulteriormente il quadro, c’è il fatto che, essendo creature appartenenti al mondo spirituale o, per chi non crede all’immaginario, ognuno può avere una propria interpretazione, reale o illusoria, di cosa siano i demoni, invero anche la propria gnosi personale. Oggi, un demone viene generalmente identificato con due visioni opposte. La prima, più classica, si basa sui retaggi della dominazione cristiana che considera queste entità come servi del nemico Satana; a volte sono raffigurate come creature bellissime, altre come orrende ma sempre come portatrici di corruzione e male nel mondo. La seconda, adottata dai satanisti moderni, vede i
demoni come potenti alleati, vittime di un dio ebraico non meglio identificato, e come difensori degli oppressi e delle persone in difficoltà, pronti ad intervenire in difesa del loro prescelto o semplicemente come compagni fedeli da sfoggiare nei social.
Personalmente, considero entrambe queste interpretazioni come distorsioni abominevoli della reale natura dei demoni. Per comprendere cosa siano stati originariamente, bisogna andare a ritroso di almeno di 2000 anni. Innanzitutto, il termine “demone” deriva dal greco daimon o daemon (daimonion), che indicava uno spirito interposto tra il mondo divino e quello dell’esperienza umana o materiale. Nella cultura greca, un daimon era spesso un messaggero o un assistente divino, un’entità che poteva influenzare la vita umana in modo positivo o negativo, al pari di un angelo babilonese. Se tendenzialmente malvagio era chiamato Kakodaimon, se tendenzialmente buono era chiamato Agathodaimon. Sottolineare questo lascia intendere come in epoca pre-cristiana vi fosse già la concezione di spiriti buoni o malvagi e che non fu un invenzione inquisitoria come certi vogliono far intendere. È importante sottolineare che la lista degli spiriti presenti nella cosiddetta goetia europea, come quella contenuta nel Lemegeton, è spesso composta da un insieme eterogeneo di spiriti provenienti da culti e tradizioni diverse. Questi spiriti includono entità semitiche, persiane, egizie, greche, romane, nordiche e babilonesi. Alcuni erano considerati spiriti malvagi già prima dell’avvento del giudaismo, come Asmoday mentre molti altri no. Questa grande varietà implica che non possano tutti essere interpretati o chiamati allo stesso modo, né possano avere un’origine o un carattere universale. Per un praticante, è cruciale analizzare i punti archetipali di ciascuno, per creare una base solida e consapevole su cui interagire. Fatta questa premessa, un demone, nella mia visione, non può essere semplicemente catalogato come un’entità univoca, perché nella lista si trovano figure molto diverse tra loro. Per esempio, gli Shedim ebraici sono esseri altamente distruttivi; i Djinn islamici sono spesso ingannatori; ci sono anche antiche divinità egizie e babilonesi, o veri e propri daimon in pieno stile greco che aiutano i praticanti. Basarsi solo sulle descrizioni tramandate dai testi antichi o da colleghi del passato sarebbe fallace, poiché un’entità come Asmoday, come citato poc’anzi, va oltre le semplici caratteristiche del Lemegeton: si tratta di un’entità con un retaggio molto più complesso e radicato nel mondo persiano. Anche Astaroth se chiamata con la faccia babilonese ottiene una totalità di sfaccetature e vibrazioni che vanno oltre l’immaginario. Uno degli intenti di questo libro è capire chi era chi e cosa era cosa. In modo tale che già che le persone non possono fare a meno di lavorare con queste forze, almeno sappiano con cosa vogliono lavorare.
Originariamente, il daimon era considerato un tramite tra l’umano e il divino, e poteva essere sia benevolo che malevolo. Nel Medioevo e nel Rinascimento, questa figura si trasformò quasi esclusivamente in un’entità maligna, che concedeva doni materiali o maledizioni. Oggi in linea di massima può essere visto come un mostro orribile da estirpare o come un “animale da compagnia” da usare contro i nemici a seconda dell’estrazione culturale del praticante. Personalmente, disapprovo queste ultime interpretazioni e preferisco una visione più vicina alle origini classiche, secondo cui il daimon rappresenta un aiuto prezioso nel percorso di crescita personale, una voce interiore come quella descritta da Platone.

Secondo Esiodo, alcuni daimon sono in realtà persone eroiche passate a miglior vita, che grazie alla loro energia continuano a rimanere sulla Terra, elevandosi a un livello superiore. Questa ipotesi si collega perfettamente alle origini di questi spiriti e al concetto di perfezionamento personale spirituale, mentale e fisico che porta a un’aspirazione di elevazione continua. In un mondo come quello odierno, dominato dalla mediocrità e dalla superficialità, riscoprire le radici di questa tradizione e avere uno stimolo ultraterreno al miglioramento potrebbe rappresentare una vera rinascita del mondo. Secondo le regole auree dei pitagorici daimonion ed eroi divinizzati sarebbero due cose leggermente distinte per quanto simili. Alcuni praticanti moderni vedono i daemon come parti del nostro cervello o come poteri semi-divini risvegliabili attraverso rituali specifici. Questa teoria, pur avendo qualche fondamento nello stimolo degli archetipi, prima di tutti nella stimolazione subconscia che possono avere colori, profumi e simboli, è facilmente smentibile in parte, poiché molte entità sono state inventate di sana pianta o attribuite arbitrariamente. Altri culti associano i demoni ai segni zodiacali e ai decani tanto da aver creato una ruota dei demoni con colori planetari e simboli dello zodiaco, ma questa interpretazione funziona più per
alcuni spiriti di altri sistemi magici che per quelli della goetia, dove molte figure sono state aggiunte o scartate nel corso dei secoli. La lista dei 72 demoni nel Lemegeton non corrisponde necessariamente a decani astrologici, ma più spesso a entità elementali o archetipiche, come quelle di fuoco, terra, aria, acqua, luce o abisso. Questa suddivisione elementale è più coerente con un’idea di spiriti ctoni radicati nelle origini più antiche della tradizione mesoafricana.
In conclusione, i demoni possono essere ciò che noi vogliamo se plasmati dai nostri regressi o entità a se stanti perfettamente in grado di esprimere una loro forma. Sono un aiuto, un esempio da seguire nel percorso di perfezionamento personale. Non devono essere visti come strumenti di vendetta, capri espiatori dei peccati, o sostituti sociali di chi affronta problemi psicologici e di solitudine. Sono, nel senso più autentico, energie archetipiche e personali, che si possono chiamare ed interpretare in modi diversi a seconda della propria visione e del proprio percorso. Sono, alcuni, un esempio da seguire auspicando un mondo migliore fatto di persone che tendono alla perfezione personale e non allo screditamento del prossimo per giustificare le proprie lacune. Bisogna altresì ricordarsi che queste entità sono vive per quanto in diverse dimensioni sensoriali e vibrazionali e per tanto, esattamente come noi, hanno bisogno di sostentamento, sia esso emozionale o energetico. Chiudo con questo lascito avuto durante una pratica:
“Alcune sono Chiavi,
altre sono Catene travestite da Chiavi”.
(a cura di Riccardo Alrishah Alabiso)
Sapah Zimii
