La volpe e l’uva – Luigi Angelino
La volpe e l’uva, come è ben noto, è una delle più celebri favole attribuite ad Esopo (1), tradotta poi da Fedro in latino ed entrata nell’immaginario collettivo come un vero e proprio “modo di dire” a carattere proverbiale. Prima di analizzarne il significato metaforico originario, così come presumibilmente inteso dall’autore e nelle modalità successive, è opportuno ripercorrere i punti salienti della semplice trama. Una volpe affamata stava osservando dei grappoli d’uva che pendevano da una vite, desiderando ardentemente di afferrarli, ma purtroppo non riuscì nell’intento. Mentre si allontanava, cercò di consolarsi, dicendo fra sé “sono acerbi”. Esopo conclude, esplicitando la propria morale che, nella traduzione italiana, può suonare come si riporta di seguito: “così anche alcuni uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze”. Nella variante latina, Fedro (2) riprende la stessa dinamica paradigmatica, forse accentuando gli sforzi vani compiuti dalla volpe nell’atto di innalzarsi verso la vite ed inserendo la famosa frase “nondum matura est” che sarà adoperata dai posteri per riassumere l’intera vicenda. Anche la nota moraleggiante finale dell’autore latino suona leggermente diversa: “coloro che sminuiscono a parole ciò che non possono fare, debbono applicare a sé stessi questo esempio”. A differenza di altre narrazioni dello stesso genere, dove spesso il reale significato viene soltanto sottinteso, lasciando al lettore la libertà di interpretare, sia Esopo che Fedro manifestano in maniera palese la morale della breve favola che coinvolge l’astuto animale.

Nella ricostruzione esegetica delle fonti, si ritiene che “La volpe e l’uva”, come altre favole attribuite ad Esopo, sia stata plasmata da racconti più antichi già esistenti nella tradizione orale. Ad esempio espressioni proverbiali abbastanza simili, sono riscontrabili anche in altre culture. Si pensi al detto persiano, “il gatto che non può raggiungere la carne dice che ha un cattivo odore”, con un significato didascalico più o meno simile. Sembra addirittura che la morale sia modellata su un epitaffio sumero ancora più datato, dove si raccontava di un cane che non riusciva a mangiare i datteri.
E’ di immediata evidenza come, dal punto di vista metaforico, reagire come la volpe assuma il significato di reagire in maniera furbesca ad una sconfitta, affermando fintamente di non aver inseguito mai con convinzione un determinato risultato. Sotto il profilo psicologico si potrebbe fare riferimento anche ad un fenomeno di “autoinganno”, che si realizza quando l’essere umano sente la necessità di convincersi, o di convincere gli altri, che una certa situazione sia diversa dalla realtà. Nel caso della favola di Esopo, la volpe manifesta un comportamento auto-ingannatorio allo scopo di combattere una sgradevole sensazione di delusione e di sconfitta. Il senso del ragionamento potrebbe essere il seguente: “quel grappolo di uva mi appariva appetibile, ma poiché non sono riuscita a raccoglierlo, allora lo disprezzo per convincermi di non essere incapace”. Al di là del dato testuale, è un atteggiamento che ciascuno di noi compie spesso più o meno consapevolmente, distorcendo e mistificando dati di fatto, per accrescere la propria auto-stima ed il senso di serenità.
Seguendo tale chiave di lettura, il racconto di Esopo diventa un magistrale esempio di dissonanza cognitiva, in quanto la volpe si trova combattuta tra il desiderio dell’uva e l’incapacità di ottenerla, arrivando alla falsa conclusione, “l’uva è acerba”. Ciò potrebbe essere paragonato alla incapacità di alcuni individui che non considerano necessari i cambiamenti, in quanto alcuni elementi innovativi non rientrano nella loro mentalità consuetudinaria già consolidata. Secondo lo scienziato norvegese Jon Elster (3), l’adattamento delle preferenze costituisce un meccanismo inconscio che ci consente di confrontarci con le sconfitte, riducendo i danni di un impatto emotivo troppo accentuato. Se, ad esempio, nel lavoro non riusciamo a conseguire una promozione, cerchiamo di convincerci che il nuovo ruolo che avremmo dovuto occupare, in realtà non ci avrebbe realmente portato benefici e che, in fin dei conti, è meglio che tutto sia rimasto com’era. Allo stesso modo, dopo un rifiuto amoroso, tendiamo a convincerci che quella persona non era così interessante come si pensava.
Ma chiediamoci, a questo punto, cosa manchi alla volpe per perfezionare l’azione così tanto desiderata? Le manca l’allenamento, la concentrazione oppure la pazienza? Sembra quasi che la volpe affronti le sue difficoltà come una “colpa”, non riuscendo a far leva sui propri punti di forza e pensando soltanto a ciò che le manca. La volpe, inoltre, è un animale che offre straordinari spunti di simbologia semantica. E’ innanzitutto un animale associato alla sensualità ed anche per questo motivo è considerato lunare, nonché legato al principio femminile ed alla Grande Madre.

In più è un animale molto fecondo, capace di riprodursi molte volte nel corso della sua esistenza e, per questo, luminoso simbolo di abbondanza e di fertilità. A ciò si aggiunge l’importante dote della scaltrezza che consente alla volpe di controllare i propri processi mentali e di mediarli con l’innata istintività. Nella fiaba di Esopo, la creatura vagava nel bosco, che ben può rappresentare l’inconscio del soggetto e mentre si stava abbeverando a un ruscello, richiamando il simbolo dell’acqua. Come è noto, l’acqua è l’elemento associato alle emozioni, quasi ad indicare che il desiderio, alla vista dell’uva, si accende a seguito di un evento significativo dal punto di vista emozionale. Da notare anche come il movimento della volpe venga descritto come orientato verso campi coltivati che, nell’immaginario simbolico collettivo, si identificano con quelle porzioni di terreno che appartengono già a qualcuno. Non dimentichiamoci che per secoli la volpe, come del resto anche il lupo, è stata iconograficamente demonizzata, in quanto annoverata fra gli animali che potevano continuamente danneggiare gli allevamenti e quindi le economie delle comunità rurali (4). Non a caso la volpe nei secoli del Medioevo entrò a far parte del bestiario demoniaco del Cristianesimo, additata come la regina delle metamorfosi, dalla quale bisognava a tutti i costi tenersi alla larga. Di contro la caccia alla volpe era considerata come azione di perseveranza di coloro che volevano in tutti i modi estirpare il male. In alcuni ambienti celti e germanici, tuttavia, la volpe non era guardata con disprezzo o timore, anzi era perfino ritenuta compassionevole e capace di aiutare le persone in difficoltà. Passando all’uva, si rileva, in via preliminare, come questo frutto sia tradizionalmente annoverato tra i simboli di abbondanza, di prosperità e di trasformazione. Dall’uva, infatti, si ricava il vino, anticamente denominato come “il nettare degli dèi” (5).
I significati semantici dell’uva abbracciano soprattutto tre livelli cognitivi. Nell’ambito religioso e spirituale, in particolare nell’esperienza giudaica e cristiana, l’uva riveste un ruolo di grande rilievo. Nel Cristianesimo il grappolo d’uva ed il vino rappresentano il sacrificio eucaristico, cioè il sangue di Cristo versato per l’umanità. In tale contesto, è molto facile imbattersi in raffigurazioni artistiche del Cristo che tiene un grappolo d’uva fra le mani. Inoltre, i tralci e la vite sottolineano il legame indissolubile tra la persona di Cristo ed i suoi fedeli. In secondo luogo, l’uva, fin dall’epoca greco-romana, è associata al dio Dioniso/Bacco, volendo evocare immagini anche concrete di ricchezza e di prosperità. Ancora oggi in molti Paesi vi è l’usanza, durante la notte di Capodanno, di mangiare 12 chicchi d’uva come gesto di buon auspicio per il nuovo anno. Infine, l’uva è un fulgido esempio di trasformazione naturale, racchiudendo in sé il ciclo vitale per eccellenza: nascita, maturazione, vendemmia e successiva trasformazione in vino. Per il suo ciclo di vita completo, l’uva si pone quale metafora del passaggio dallo stato grezzo alla piena maturità spirituale del soggetto che abbia compiuto un percorso di ascesa spirituale. Nel mondo dell’interpretazione dei sogni, sognare l’uva significa raggiungere un obiettivo, sia individuale che collettivo, come può essere un beneficio economico o una soddisfazione spirituale. Per gli antichi, sognare l’uva costituiva in buona sostanza un presagio favorevole, foriero di ottime notizie, come ad esempio il concepimento di un bambino (6).

Nell’alchimia spirituale ed ermetica, la favola de “La volpe e l’uva” diventa un’importante metafora del processo di conoscenza iniziatica, a cui può accedere ciascun individuo, tramite un percorso di trasmutazione interiore. L’uva rappresenterebbe l’opera alchemica, la pietra filosofale o anche la verità divina: il fatto che il nobile frutto sia appeso ad un pergolato collocato in alto, starebbe ad indicare ciò che è trascendente e che necessita di un percorso di elevazione spirituale per poter essere raggiunto. La volpe, in ambito ermetico, incarnerebbe il simbolo dell’intelletto inferiore, o ego materiale. I suoi balzi infruttuosi potrebbero essere paragonati ai tentativi dell’essere umano che cerca di comprendere i misteri ermetici soltanto con la razionalità, senza aver prima acquisito i necessari insegnamenti spirituali. Nell’accezione ermetica, allora, la famosa frase “nondum matura est”, rivela due fondamentali “vizi alchemici” (7), derivanti dal vano tentativo di razionalizzazione della sconfitta da parte della protagonista della favola. Innanzitutto spicca la cosiddetta “ignoranza presuntuosa” che arresta un rigoroso percorso di elevazione, quando ci si arrende soltanto perché non si riesce a conseguire nell’immediatezza i risultati sperati. Inoltre il comportamento della volpe confluisce verso una vera e propria “fissazione dell’ego”, a causa dell’incapacità di riconoscere i propri limiti, come può accadere all’adepto che, rimanendo legato al piombo della mediocrità, tende a svalutare l’oro dell’opera finale. Se vuole ottenere la conoscenza, l’alchimista, inteso come iniziato, deve assumere un atteggiamento completamente diverso da quello della volpe: non deve rinunciare a percorrere un tragitto irto di ostacoli e deve operare su sé stesso seguendo il principio solve et coagula. Soltanto in questo modo potrà elevare la propria natura verso la conoscenza divina.
Note:
1 – Esopo (620-564 a.C.), della cui biografia si sa molto poco, è considerato l’inventore del genere letterario poi denominato “favola”. Per “favole di Esopo”si intende la raccolta di 358 favole contenute nell’edizione critica curata da Emile Chambry e pubblicata tra il 1925 ed il 1927. Si ritiene improbabile che tutte le favole siano state composte, di prima mano, dallo stesso Esopo;
2 – Fedro (20 a.C.- 50 d.C.) traduce gran parte delle favole che la tradizione attribuiva ad Esopo. Delle originarie Fabulae, sono sopravvissuti cinque libri che contengono 102 componimenti, di cui 93 favole vere e proprie e 9 tra prologhi ed epiloghi. A ciò si aggiungono altre 32 favole ritenute autentiche ma non comprese nei precitati cinque libri;
3 – Jon Elster, Uva acerba. Versioni non ortodosse della razionalità, Edizioni Feltrinelli, Milano 1989;
4 – David Herbert Lawrence, La volpe (The fox), traduzione di Carlo Linati, Sellerio editore, Palermo 1991;
5 – In origine, nella mitologia olimpica, era l’ambrosia ad essere chiamata “il nettare degli dèi”, in quanto garantiva l’eterna giovinezza e l’immortalità. In realtà si trattava di miele trattato con l’acqua (idromele). Con il diffondersi dei culti dionisiaci e poi bacchici, lo stesso appellativo fu esteso anche al vino;
6 – Pasquale Montemurro, Uva e vino, Contributi AA.VV., Stilo Editrice, Bari 2020;
7 – In ambito alchemico ed ermetico, i cosiddetti “vizi”si riferiscono alle energie grezze, nonché alle passioni incontrollate ed all’eccessivo attaccamento ai beni materiali da parte di ciascun individuo.
Luigi Angelino,
nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale, conseguendo anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica italiana”. Con la Stamperia del Valentino ha pubblicato varie raccolte di saggi, tra cui “Caccia alle streghe”, “L’epica cavalleresca”, “Gesù e Maria Maddalena”, “Omero e la nascita del mito di Ulisse”, “Di alcune fiabe e di ciò che nascondono”, “Il mondo dei sogni”, “Sulla fine dei tempi” (selezionato per Sanremowriters 2023). Tra i volumi pubblicati con altre case editrici, si segnala il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” (versione inglese “The darkness of the soul”); la trilogia thriller-filosofica “La redenzione di Satana”; il saggio teologico-artistico “L’arazzo dell’apocalisse di Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; le indagini su alcuni misteri dello spazio e del nostro pianeta “Nel braccio di Orione” e “Magnifici Misteri”. Il suo ultimo lavoro, pubblicato nel 2025, “Il cuore e la mente”, rielabora in chiave moderna i più importanti miti greci.
