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Lo smaterialismo storico: dal valore al plusvalore digitale – Andrea Solari
L’idea del rapporto merce-denaro all’interno del contesto capitalistico è cambiata. Nessun proletariato o lotta di classe scatena il fervore ideologico delle masse e il borghese scodinzola leggero senza nemici. Soltanto un unico aggregato indistinto di individui, tessere di un puzzle che in barba a Leibniz compone il peggiore dei mondi possibili. Una sozzura putrescente, un uomo e una donna che non potremmo nemmeno definire tali, in quanto sprovvisti di organi interni. Soltanto corpi sotto la cui pelle non scorre sangue, perché il sangue è legato alla terra. Questa è la morte in vita che accompagna il lento declinarsi della civiltà umana.
Non è possibile non soffermarsi su quella che è a tutti gli effetti una mutazione umana, o per meglio dire disumana, che sta sugellando il passaggio dalla dimensione storica a quella astorica. Se l’economia capitalistica sfoggiava un andamento dinamico, soggetto alle categorie spazio temporali, nel dominio atemporale della digital society, l’economia perde una delle proprie caratteristiche fondamentali, cioè la consistenza materiale della merce. Questa non è più la matrice di un valore derivante dalla sua reperibilità e dall’uso conseguente, perdendo la propria costituzione fisica, è diventata il prodotto di un’esperienza intangibile.

La teoria del materialismo storico di Karl Marx deve essere rivista alla luce dei cambiamenti socio-economici in atto e con essa la maggior parte di tutte le teorie filosofiche, in quanto questo mondo nostro non è più lo stesso. I fattori concreti e capitalistici intrinseci nella storicità dei processi sociali, non solo nei secoli non hanno prodotto quel processo di astrazione mentale, quel quid ideologico in grado di indirizzare l’umanità ad accoglierli in modo costruttivo, ma hanno condotto l’essere umano a smarrirsi in essi, fino ad esserne totalmente assorbito. Fenomeno che ha causato prima la fusione della coscienza umana nella merce, secondariamente la scomparsa del corpo come suo veicolo fondamentale.
Nella generazione digitale si sta sgretolando la consapevolezza dell’importanza della risorsa naturale, in quanto questa non è più valorizzata nel suo rapporto con la dimensione fisica, rendendo la sua provenienza un fattore superfluo. Atteggiamento però che contrasta terribilmente con quel sentimento di sacralità con cui precedentemente ci si relazionava alla natura. Al giorno d’oggi la merce non è vissuta come il risultato di un processo forza-lavoro, di un faticoso e complicato rapporto con gli elementi naturali da cui dipende la sopravvivenza degli individui e di tutta la comunità. Legame che da sempre incute rispetto e timore e che ora viene sciolto in una realtà che promuove l’assenza di sforzo, di sacrificio e venerazione.
Questa caduta nelle realtà virtuali che ha completamente stravolto il rapporto economia-filosofia e che ha causato un cambiamento sul piano antropologico è ciò che si può definire smaterialismo storico. La teoria secondo cui la società degli individui, annullando il rapporto di valore col mondo materiale, vanifica al contempo qualsiasi presupposto di associazionismo ideologico. Se l’uomo può ottenere ciò che vuole con un click, vengono meno le esigenze che da sempre lo portano a lottare per sancire un equilibrio tra se stesso e l’ecosistema. Ecco spiegato il drammatico individualismo che trionfa nei mondi artificiali, dato che l’altro non è più sinonimo di coesione, di partecipazione attiva per difendere uno stato di diritto. In questa prospettiva non esiste più il credere in qualcosa, anche se non ci sarà mai, soltanto l’apatico asservimento agli istinti primari, in quanto cos’è il cyborg se non colui che consolerà la bestia irrisolta che è l’uomo.
Osservando la cultura di massa e tutte le teorie socio-filosofiche che ne conseguono, non si può non accorgersi di un pensiero totalmente incontrastato che da anni intrattiene salotti per bene, dove a parlare sono sempre gli stessi tre o quattro depositari di verità assolute. Nessuno critica la desertificazione animica che le nuove frontiere tecnologiche stanno causando a giovani e non solo, ma tutti uniti ci dirigono verso il baratro, si promuovono leggi sul linguaggio computazionale e sull’intelligenza artificiale con la tacita accettazione di insegnanti e intellettuali.

Tra gli effetti allarmanti dello smaterialismo storico non vi è infatti soltanto l’allontanamento dalla dimensione naturale ma anche lo spauracchio di una mutazione genetica (suggestiva è la coincidenza tra allontanamento sociale e autismi sempre in crescita). La morte di qualsiasi risonanza empatica coincide drasticamente con l’indifferenza sociale e la disgregazione collettiva, allora diventa difficile non considerare ciò una punizione divina. Difatti se c’è una anomalia rispetto alle epoche storiche precedenti, è l’assoluta adesione alla propria sofferenza mentale, senza nessuna reazione di tipo socio-politico. Per questo nell’epoca dello smaterialismo storico, deve essere ridefinita la differenza fondamentale tra “valore” e “plusvalore”, in quanto con il primo si intende l’individuo nel suo contesto virtuale, come semplice merce digitale, mentre il “plusvalore” è la lotta associale che ha lo scopo di garantire all’individuo la propria esistenza, ossia una presenza decisa e riconosciuta nel mondo virtuale. Così, no ha più senso una lotta, il furore di una coscienza collettiva che vuole imprimere un valore nella società, ma si assiste soltanto a una guerra singola, di un uomo isolato e impotente, pervaso dai propri demoni che nulla può in un mondo in cui non si sa più cosa sia vero o falso. La lotta richiede soltanto di ottenere il plusvalore digitale, illudersi cioè che un mondo evanescente di volti senza corpo riconosca al combattente artificiale il suo diritto a d’esistere, di essere visto.
Questa bipartizione è fondamentale in quanto rivela che nel mondo moderno non ha più senso nemmeno l’ideologia partitica, ormai la società attuale ha innescato una guerra tutti contro tutti, stimolata dal desiderio di apparire che rende vana qualsiasi forma di unione. Lo smaterilismo storico è la corrente filosofica che sta sostenendo il passaggio nella società transumanistica e sancendo la definitiva sconfitta dell’ideologia politica e della sapienza filosofica. Diventa importante stabilire quale potrebbe essere la via che riporti gli uomini a sedersi intorno a un fuoco ed essere rianimati dalla sua fiamma. La scelta che l’uomo può decidere è quella di rimanere nella dimensione storica, dove certe forze ancora si esprimono e possono di nuovo riempire l’anima di grazia e stupore. La via è la creazione di comunità di riabilitazione psicologica, di contatto con la natura per tornare ad imparare da essa e non combatterla. Tutte le teorie che vogliono controllarla e dominarla per favorire soltanto l’essere umano sono destinate al drammatico fallimento e il prezzo da pagare è già scritto nella follia dilagante e nella depressione collettiva.
Andrea Solari
